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Politkovskaia: Corte Suprema, nulle assoluzioni

25 giugno 2009

di Claudio Salvalaggio – ANSA.it

MOSCA – Processo bis per l’omicidio di Anna Politkovskaia, la cronista del giornale di opposizione Novaia Gazeta uccisa a colpi di pistola nell’ascensore di casa il 7 ottobre di tre anni fa: lo ha deciso, accogliendo il ricorso della procura, la corte suprema russa, annullando oggi per “significativi violazioni procedurali” la sentenza della giuria che a metà febbraio aveva assolto all’unanimità i tre imputati ceceni, dopo tre mesi di processo contrassegnati da menzogne e polemiche.
La mossa è stata contestata sia dalla difesa degli imputati, che ha annunciato ricorso alla Corte di Strasburgo denunciando una “decisione politica presa al più alto livello”, sia dalla famiglia della vittima, secondo cui un nuovo processo con le vecchie prove già fallite rischia di oscacolare ulteriori indagini per scoprire mandante e movente. Insomma, un tentativo di insabbiamento mascherato da una decisione che sembra riportare giustizia.

Il tribunale che ha assolto i tre imputati, secondo la corte suprema, ha commesso “significative violazioni del codice di procura penale, che hanno influenzato l’emissione di un giusto verdetto”. Il presidente del collegio, inoltre, non avrebbe reagito adeguatamente alle violazioni, comprese alcune dichiarazioni critiche della difesa, e questo potrebbe aver predisposto e influenzato la sostanza del verdetto. Infine, secondo la corte suprema, la condotta dei medici legali nell’ indagine preliminare fu discussa negativamente alla presenza della giuria. “Impugneremo la decisione, ma è quasi inutile farlo all’interno del Paese”, ha sottolineato Murad Mussaiev, avvocato della difesa, evocando Strasburgo. I due figli della giornalista, Ilià e Vera, ha spiegato l’avvocata Anna Stavitskaia, non condividono la decisione della Corte Suprema, pur essendo convinti della colpevolezza degli accusati.
“I famigliari di Anna erano completamente d’accordo con la sentenza di assoluzione. Non abbiamo presentato appello e riteniamo non ci sia alcun motivo per annullarla”, ha dichiarato la legale. “Il verdetto di assoluzione è una decisione del tutto ragionevole e logica, mi pare che gli inquirenti devono criticare se stessi perché con queste prove non ci si poteva aspettare una sentenza diversà, ha aggiunto, dicendosi invece a favore della prosecuzioni delle indagini per raccogliere prove supplementari. “Nel nuovo processo il verdetto sarà lo stesso perché le prove sono le stesse”, ha aggiunto. In effetti il rischio vero è proprio questo perché i precedenti inquirenti non sono riusciti a mettere in piedi un’ inchiesta rigorosa, nonostante le molte evidenze a disposizione.
Un “fallimento totale”, come scrisse singolarmente unanime la stampa russa, mettendo sul banco degli imputati tutto il sistema giudiziario del Paese. Del resto anche il processo, come l’inchiesta, avvelenata da depistaggi e fughe di notizie, era partita subito male: il presidente aveva tentato di tenerlo a porte chiuse nascondendosi dietro una inesistente richiesta dei giurati per motivi di sicurezza. Ma la prosecuzione non era stata incoraggiante: valzer di giurati, incongruenze e contraddizioni investigative, sparizioni di prove, varie udienze senza stampa per la citazione di presunti documenti segreti. E così furono tutti assolti, tra le proteste e l’indignazione di mezzo mondo: l’ex dirigente della polizia moscovita Serghei Khadzhikurbanov, accusato di essere l’organizzatore logistico del delitto (ora in carcere per un episodio di estorsione), e i fratelli Dzhabrail e Ibragim Makhmudov, presunti ‘pedinatori’ della vittima, uccisa nel giorno del compleanno dell’allora presidente Vladimir Putin, di cui era fortemente critica per la sua gestione del potere e per l’intervento in Cecenia. I Makhmudov hanno promesso di non diventare latitanti, come il terzo fratello, Rustan, ricercato all’estero come il presunto killer.

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Politkovskaia, si riapre processo
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