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Nabucco si fa, ma è ancora vuoto

14 luglio 2009

Da Il Sole 24 Ore – 14 luglio 2009

Gas, via libera al Nabucco

di Vittorio Da Rold

«Noi vogliamo che il gas iraniano sia incluso nel progetto Nabucco quando le condizioni lo consentiranno». Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ieri al momento della firma solenne del «gasdotto dei sogni» apre a sorpresa a Teheran per risolvere uno dei problemi principali del megaprogetto energetico europeo: la scarsità di approvvigionamenti stabili e duraturi.


L’apertura all’Iran di Erdogan, che sa benissimo che l’Azerbaijan non può soddisfare da solo le esigenze di fornitura del Nabucco, ha subito messo in allarme l’inviato americano per l’energia Richard Morningstar, presente alla cerimonia ad Ankara, che ha manifestato la contrarietà del suo paese con qualche interessante novità.
«La Russia è benvenuta a partecipare al gasdotto Nabucco, mentre l’Iran dovrebbe rimanerne escluso fino a quando non ottempererà alle richieste della comunità internazionale sul dossier nucleare», ha affermato Morningstar, sostenuto dal senatore Dick Lugar, anch’egli presente ad Ankara per la firma dell’accordo intergovernativo sul maxi-gasdotto europeo. «La Russia può partecipare come partner», ha segnalato Lugar. «Stiamo cercando di dialogare con Mosca nel settore dell’energia. Non vogliamo che si crei un gioco a somma zero», ha aggiunto. Per quanto riguarda l’Iran, Morningstar ha detto che se coopererà sulle questioni nucleari «uno dei benefici sarà che potrà trarre vantaggio dal settore energetico». L’inviato Usa ha ricordato che l’amministrazione del presidente Barack Obama ha teso la mano a Teheran, ma per ora non ha ancora ricevuto «una risposta positiva».
Morningstar si è dichiarato soddisfatto per l’intesa siglata ieri, parlando di «un risultato molto significativo». Ma ha subito aggiunto che «c’è ancora molto lavoro da fare». In particolare, le imprese del consorzio Nabucco sono ancora alla ricerca di contratti di fornitura in Asia centrale e Medio Oriente per riempire le condotte del gasdotto. A questo proposito, l’inviato Usa ha sottolineato come l’accordo con «l’Azerbaijan è una condizione necessaria per Nabucco, ma non necessariamente sufficiente».
Più ottimista ovviamente il “padrone di casa”: il primo ministro turco Erdogan, il cui paese è candidato all’ingresso nella Ue, ha affermato che il Nabucco «metterà la Turchia in una posizione importante» a proposito della sicurezza energetica dell’Europa e aiuterà il proprio Paese negli sforzi per aderire alla Ue. Prima della firma, comunque, Erdogan aveva rilevato pragmaticamente che «il lavoro non finisce con la firma, al contrario, inizia».
Nabucco, che è sostenuto da sempre dagli Stati Uniti, è in concorrenza con South Stream, progetto sviluppato dal gigante russo Gazprom e dall’Eni che deve collegare la Russia alla Bulgaria, attraverso il Mar Nero e l’Itgi, l’interconnessione tra Turchia, Grecia e Italia, progetto meno costoso patrocinato dall’italiana Edison che dovrebbe congiungere la Turchia a Brindisi via Grecia. Lanciato nel 2002, Nabucco dovrebbe entrare in servizio nel 2014. Il suo costo è stimato in 7,9 miliardi di euro. Due banche europee sono pronte a finanziare il megaprogetto ma gli analisti hanno dubbi sulla capacità di riunire i fondi necessari a causa della crisi economica.
L’accordo siglato ieri alla presenza dei primi ministri di Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria, e Austria e del presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, prevede la costruzione di un gasdotto per trasportare fino a 31 miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Asia centrale verso l’Europa, passando per la Turchia e il sud-est dell’Europa. Un progetto che dovrebbe ridurre la dipendenza dalle forniture russe: un quarto del gas naturale utilizzato in Europa proviene attualmente dalla Russia di Vladimir Putin, che in passato non ha esitato a usare il gas come una forma di pressione politica.
Ancora da risolvere infine la questione dei diritti di transito, rinviata a causa del mancato accordo tra le parti. La Turchia chiede di trattenere il 15% del gas in transito per destinarlo alla domanda interna, una richiesta che gli altri paesi per ora non hanno accettato. I partner si sono impegnati a siglare la parte operativa dell’intesa entro sei mesi.

14 luglio 2009

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