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Gli ordini del mullah Omar “Mirate ai bersagli grossi”

28 luglio 2009

di ALIX VAN BUREN – Repubblica, 28 luglio

Gli ordini del mullah Omar "Mirate ai bersagli grossi"
PER sapere cosa occupi i pensieri del Mullah Omar, il “timido” gigante (due metri di statura) e inafferrabile leader dei Taliban, rintanato da otto anni nella terra di nessuno al confine fra Afghanistan e Pachistan malgrado la taglia di 10 milioni di dollari, è utile sfogliare un breviario compilato a sorpresa dall’emiro per istruire alle “buone maniere” i suoi guerriglieri. Formato tascabile, copertina azzurra, il libretto stila le Regole dell’Emirato islamico di Afghanistan per i mujaheddin, diffuso ieri da al Jazeera. Dentro c’è di tutto: in tredici capitoli e 67 articoli scritti in lingua pashtu, il guercio mullah stabilisce come comportarsi sul campo di guerra, trattare i militari e i civili, scambiare prigionieri, selezionare i kamikaze. Da quelle pagine, a leggerle in controluce, traspare il ritratto di una delle organizzazioni più impenetrabili alle Intelligence internazionali: il modus operandi, la struttura dei vertici, le ambizioni politiche.

Già dall’inizio si capisce che il movimento armato fra i più spietati vorrebbe ora dotarsi di una rispettabilità agli occhi del mondo, in previsione magari di un’apertura diplomatica prospettata dal governo di Kabul, e nell’improbabile calcolo di una futura condivisione del potere. Non a caso, il linguaggio è meticoloso nel definire il comportamento verso il nemico catturato: ad esempio quando vieta di “attaccare o di recare danno a funzionari, soldati, guardie o lavoratori”; oppure quando prescrive ogni riguardo nei confronti dei “militari infedeli”.

Decretarne la sorte, “se ucciderli, rilasciarli, scambiarli come ostaggi o perdonarli” spetta “soltanto all’Imam”.

Da questo passaggio si ricava, più che un soprassalto etico, la fretta dell’emiro nel serrare i ranghi di una compagine ormai disparata di bande, promiscua nei contatti con la criminalità, rafforzatasi grazie al reclutamento di giovani attratti più dalla paga che dall’ideologia. Dietro il bando ai sequestri o alla richiesta di riscatti, si percepisce la volontà di riaffermare la propria autorità su una masnada incontrollata. È infatti evidente la preoccupazione per il dilagare di “irregolari” e “autonomi” nelle file dei Taliban quando una regola ordina di “disarmare i gruppi o i battaglioni non ufficiali che rifiutino di aderire alla struttura formale”.

Infine, è la cura dell’immagine a impensierire il Mullah, impegnato in futuri calcoli di potere. Il proliferare di kamikaze, con lo scempio di vite umane negli attentati suicidi, a suo avviso l’ha offuscata. Dunque il “sacrificio di valorosi figli dell’Islam è lecito soltanto se il bersaglio è importante”. Anzi, serve “massimo impegno per scongiurare vittime civili”. Proprio nell’affrontare l’etichetta da osservare nei riguardi della popolazione, il Mullah Omar rivela appieno le sue aspirazioni. Per farlo impiega, per la prima volta, un vocabolario straordinariamente affine a quello delle forze Nato. Predica ai mujaheddin rispetto e tolleranza: “I combattenti devono comportarsi bene con la nazione, per avvicinare a sé i cuori dei musulmani civili”. In altre parole, l’emiro adesso sembra ricalcare la strategia del Comando militare internazionale; vorrebbe ispirarsi a quella stessa virata tattica che ha fatto distribuire fra i contingenti alleati l’invito a “conquistare il cuore e la mente della nazione”. Il passo sembrerebbe breve. Dalle montagne dove si nasconde, il Mullah Omar vorrebbe impugnare le stesse armi. Non dev’essere casuale la coincidenza dell’uscita del libretto con la campagna presidenziale afgana. In quella tana, le aspirazioni dell’emiro crescono a dismisura.

(28 luglio 2009)

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