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VOTO IN AFGHANISTAN: KARZAI ALLUNGA, ABDULLAH PIU’ DURO

29 agosto 2009

Fonte: ANSA – dell’inviato Maurizio Salvi

KABUL – Passo dopo passo, il presidente afghano Hamid Karzai si avvicina alla riconferma del mandato per un secondo quinquennio, anche se il suo principale avversario, l’ex ministro degli esteri Abdullah Abdullah, è determinato a seminare di spine questo cammino verso una fine della partita al primo turno. Dopo una lunga pausa di riflessione di 48 ore, la Commissione elettorale indipendente (Iec) ha diffuso i dati relativi al 35% dei seggi, da cui è emerso che Karzai ha ottenuto finora il 46,2% dei voti, mentre Abdullah è al 31,4%.

Si tratta di oltre due milioni di schede scrutinate, relative grosso modo a un po’ più di un terzo dei sei milioni di afghani che il 20 agosto scorso hanno voluto o potuto, sfidando le minacce dei talebani, esercitare il proprio diritto democratico. Tecnicamente, rilevano gli analisti, siamo ancora nella situazione di un possibile ballottaggio, ma la curva dei consensi per Karzai si è impennata verso l’alto ed è difficile immaginare cosa possa frenarne lo slancio. Altri dati che possano gettare nuova luce sul risultato saranno diffusi dalla Iec solo lunedì. Mancano ancora nel computo, sottolineano con evidente soddisfazione i collaboratori del capo dello Stato uscente, quasi tutti i voti delle province del sud, quelle di etnia pashtun che rappresentano un serbatoio di consensi sicuri.

Ma non si deve dimenticare, ribattono i responsabili della campagna elettorale di Abdullah, che si tratta proprio della regione dove più forti sono state la pressione e la violenza dei talebani, dove la gente ha votato meno, e dove più numerose sono state le denunce di brogli. Per lo staff presidenziale, il risultato è in linea con le attese, e quindi per il momento i commenti sono misurati. Non è però questo il clima nel campo dello sfidante Abdullah che, dopo avere in tutti questi giorni denunciato l’esistenza di “brogli generalizzati”, pare ora avere deciso di ingranare alla marcia successiva. Rivolgendosi a suoi sostenitori di sei province afghane convenuti a Kabul, ha ventilato l’ipotesi che se non si dovesse fare tutta la luce necessaria sulle denunce di irregolarità, la parola potrebbe passare alla gente che “si batte per il rispetto dei propri diritti”. Con tono severo, ha quindi ammonito: “Se il processo democratico non sopravvive, allora neppure l’Afghanistan sopravviverà”.

Al termine dell’incontro i militanti hanno approvato una mozione in cui si ribadisce che “fino a quando la dimensione dei brogli non sarà chiarita, consideriamo i risultati poco credibili e vogliamo che lo scrutinio sia sospeso”. Ogni negoziato con lo staff di Karzai, avverte infine, equivale ad un tradimento. Al riguardo, la Commissione per i reclami elettorali (Ecc) è sommersa da oltre 2.000 denunce, di cui quasi 400 di categoria A, ossia suscettibili di modificare il risultato elettorale. Nessuno crede che il suo lavoro possa esaurirsi nei tempi accordati per poter proclamare ufficialmente il risultato il 17 settembre.

Per alcuni giorni fonti afghane ed internazionali hanno assicurato che, diversamente dall’apparente sensazione di muro contro muro, i due schieramenti erano impegnati in un confronto diretto ed indiretto sulle ipotesi per uscire dalla crisi. Ponendo i primi come condizione l’accettazione della volontà popolare (ossia la vittoria di Karzai) ed i secondi che si accogliesse l’evidenza di irregolarità generalizzate (Abdullah). Nessuno ha potuto confermare la portata di questo ipotetico negoziato, ma oggi l’ambasciata degli Stati Uniti a Kabul ha diramato un comunicato in cui smentisce che Washington abbia esercitato pressioni sui contendenti affinché accettino un governo di coalizione o di unità nazionale.

“La definizione del vincitore delle elezioni – sostiene il testo – così come il profilo del nuovo governo spetta unicamente agli afghani, senza interferenze esterne”.

DA: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_1648120913.html

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