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La guerra senza fine tra le due Coree

28 maggio 2010
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Fonte: National Geographic

Autore: Alfonso Desiderio

Dopo l’affondamento della nave sudcoreana Cheonan è risalita e di molto la tensione tra la Corea del Nord e la Corea del Sud, paesi ufficialmente ancora in guerra, anche se negli ultimi anni sono stati compiuti diversi tentativi di riconciliazione.

Qui la Foto Gallery del National Geographic

Dopo che Seul ha annunciato nuove sanzioni e la volontà di riprendere la guerra psicologica e di propaganda contro il chiuso regime nordcoreano, Pyongyang (capitale nordcoreana) ha messo in allerta l’esercito lungo il 38° parallelo, il confine più armato del mondo, l’ultimo muro della guerra fredda.

Il 27 luglio del 1953 si arrivò a un armistizio ma non alla conclusione di un accordo di pace. La linea del fronte fu quindi trasformata in una zona demilitarizzata lunga circa 240 chilometri e larga quattro, lungo la quale sono rimaste schierate le forze armate dei due paesi.

L’amministrazione americana ha garantito il suo appoggio alla Corea del Sud, dove i militari americani sono presenti fin dalla fine del conflitto nel 1953. Oggi sono circa 25mila i soldati americani di stanza in una ventina di installazioni militari sudcoreane. La Corea del Nord da anni sviluppa un programma nucleare e incrementa i missili balistici e ha annunciato di essersi dotata dell’arma atomica. La Cina è l’unico paese che può considerarsi amico di Pyongyang ed infatti Pechino non si è unito al coro di condanna internazionale dopo l’affondamento della Cheonan.

Inizialmente si pensava che la causa dell’affondamento il 26 marzo della nave sudcoreana e della morte di 46 marinai fosse una delle tante mine posate dalla Corea del Nord nel tratto di Mar giallo lungo la linea di demarcazione marittima decisa dall’Onu ma mai accettata da Pyongyang.

Il 20 maggio invece una commissione internazionale composta da esperti di Stati Uniti, Australia, Gran Bretagna e Svezia ha rilasciato un rapporto (leggi il pdf) in cui si denuncia che a spezzare in due la nave da 1200 tonnellate è stato un siluro nordcoreano e non una mina. Immediata la reazione della Corea del Sud dove la morte dei 46 marinai – il bilancio di vittime più grave nei periodici scontri di confine tra i due paesi – ha avuto un fortissimo impatto sull’opinione pubblica.

Subito è arrivato l’annuncio di nuove sanzioni economiche da parte di Seul, dove le precedenti amministrazioni avevano fatto molto sforzi nell’avviare il cosiddetto processo di riconciliazione tra i due paesi. La Corea del Nord, uno dei paesi più poveri al mondo, dove la popolazione è alla fame, ha risposto interrompendo ogni collaborazione con la Corea del Sud, mettendo in stato d’allerta le forze armate e denunciando decine di violazioni di quella che considera la propria area marittima.

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