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Depenna il talebano

2 agosto 2010

Di Emanuele Giorndana, Lettera 22

Articolo di commento sulla recente decisione ONU di cancellare dalle liste internazionali dei terroristi alcuni afghani, precedentemente inseriti perchè legati alle frange più estremiste dei talebani.

Cinque talebani sono stati cancellati dalla lista nera delle Nazioni unite. Un passo, dicono al Palazzo di vetro, per far marciare il processo di riconciliazione nazionale voluto da Karzai.  A quanto è dato sapere si tratta di Abdul Hakim Mujahid Muhammad Awrang, ex ambasciatore dell’emirato alle Nazioni unite,  Abdul Salam Zaeef, all’epoca ambasciatore in Pakistan,  Abdul Satar Paktin, Abdul Samad Khaksar e  Muhammad Islam Mohammadi. Per gli ultimi due non dev’esser stata una gran fatica, visto che entrambi sono morti.

La notizia di per sé dovrebbe essere accolta con favore: l’Onu tiene in considerazione, non solo quanto si decise a Londra all’inizio dell’anno, poi reiterato in Consiglio di sicurezza (e infatti cinque nomi erano già stati delistati), ma soprattutto quanto scelto dalla Jirga di pace tenutasi a Kabul poco prima della Conferenza sull’Afghanistan del 20 luglio, che ha benedetto  il piano di Karzai. Ma ci sono dei però.

A parte i defunti (il motivo tecnico è che comunque i loro beni vengono “scongelati” e dunque ne possono usufruire i parenti) personaggi come Abdul Salam Zaeef sono ormai tutto fuor che talebani. Zaeef, autore di una fortunata autobiografia sulla sua vita coi talebani, già noto all’epoca per essere un turbante moderato, è da tempo un fedele alleato di Karzai. E’ uno dei grandi mediatori di cui il governo si serve  ed è anche un personaggio che i talebani più radicali pensano un traditore. Sono infatti ben altri i nomi importanti da delistare nel dossier varato dalla risoluzione 1267  che comprende oltre 130 nomi (circa 500 se sommati ai qaedisti). E’ anche possibile che la scelta sia di procedere per gradi visto che l’operazione di cancellazione non trova tutti d’accordo (Mosca ad esempio ma anche gli stessi Stati uniti). Il problema è un altro.

Se l’Onu cancella i primi talebani (o coloro che vi sono o erano contigui) cominciando a consentire a Karzai (che ne vuole delistare ben di più) di tessere la tela, qualcun altro la disfa. Proprio qualche giorno fa gli Stati uniti hanno infatti inserito nella propria lista nera   tre uomini chiave della cupola talebana, tra cui  Nasiruddin Haqqani, fratello del  leader della cosiddetta  Rete Haqqani, lo sceicco Sirajudin. A un segnale di fumo bianco ne corrisponde  uno di fumo nero.
Tutto ciò sembra riflettere la scarsa unità di vedute che fa da sfondo alla trattativa che Karzai vorrebbe rendere più spedita e per la quale ha ricevuto poco meno di 800 milioni di dollari dalla Conferenza del 20 luglio per “comprare” circa 36mila talebani della truppa, tanti Kabul stima facciano parte dell’esercito in turbante. Ma proprio qui sta il punto. Negoziare coi talebani si, ma quali? Karzai vorrebbe arrivare alla cupola e in tal senso vanno i contatti avviati sia con Gulbuddin Hekmatyar sia con gli Haqqani. Ma a Washington non la pensano così. Nelle more si procede con prudenza.

Per il suo progetto di “vertice” Karzai ha a disposizione 50 milioni di portafoglio personale (su tre anni), una somma (non enorme) per allettare i capi e non solo i comandanti di terreno o, comunque , per offrir loro qualcosa oltre alla spartizione del potere. Ma per farlo ha bisogno di appoggio politico. Glielo hanno offerto per ora in modo chiaro le Nazioni unite (con l’arrivo di De Mistura la missione Unama ha cambiato passo)  e il Pakistan, ma gli Usa storcono il naso e le pressioni devono essere state parecchie tanto che, proprio l’altro ieri, Karzai si è lanciato in una filippica antipachistana che ha nuovamente raggelato i rapporti tra Kabul e Islamabad. Una capitale che una certa influenza sui talebani (comunque da non sopravvalutare) ce l’ha. 

Emanurele Giordana

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