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A Kabul si negozia coi talebani, no anzi con il Pakistan

8 ottobre 2010

Di Emanuele Giordana – da Kabul – per Lettera 22

Per il terzo giorno consecutivo colloqui a “porte chiuse” si sono tenuti a Kabul. Ogni giorno la delegazione, sbarcata per il primo meeting al “Serena”, restaurato dall’Aga Khan, e per il secondo all’Intercontinental di sovietica memoria, cambia luogo di incontro anche se ormai riesce con difficoltà a depistare i cronisti. E anche se ufficialmente il governo continua a negare che si tratti di colloqui di pace, qualcosa c’è.
Qualcosa di incerto, fumoso e che rilancia molte ipotesi e interpretazioni. Secondo il britannico Guardian si profila un accordo con gli Haqqani, la rete più radicale della disomogenea galassia pachistana. La tesi viene confermata da Al Jazeera secondo cui è già in agenda un incontro alle Maldive – località già utilizzata in precedenza – in cui figurerebbero tra gli ospiti proprio gli Haqqani e altri gruppi che ormai sempre più spesso si discostano dalla linea del generalissimo mullah Omar. Infine altre fonti di stampa, dal Wall Street Journal all’iraniana Press Tv, danno credito a una mediazione degli emirati, uno dei governi che con Riad e Islamabad riconobbe l’ex regime talebano.

In attesa di qualcosa di più certo non resta che prendere atto di quanto è ormai sotto gli occhi di tutti, comprese le telecamere di Al Jazeera cui va il merito di aver “scoperto” coi propri riflettori quella che sembra essere effettivamente una tre giorni interessante soprattutto per i protagonisti, per altro non volti nuovi tra i quali il mullah Abdul Salam Zaeef, ex ambasciatore talebano in Pakistan, Hekmat Karzai, il direttore del  Centre for Conflict and Peace Studies Hekmat Karzai (il cui cognome suggerisce qualcosa) o l’ex ministro dell’Interno afgano  Ali Ahmad Jalali.

Il fatto è che i colloqui, che secondo le autorità sono solo uno “scambio di idee” sono stati in qualche modo ufficializzati nel giorno in cui, ieri, Karzai varava definitamente il suo Consiglio superiore di pace, una settantina di persone che dovrebbe avviare ufficialmente il negoziato. La scelta, avvenuta tra l’altro nell’anniversario dell’invasione del 2001 e quindi nella data di ingresso nel decimo anno dell’ultima guerra afgana, non è forse casuale. Ma torniamo agli attori. Soprattutto a quelli che mancano. Degli Haqqani abbiamo detto. I contatti con loro sono stata avviati e può dunque essere che effettivamente riappariranno alle Maldive. Nemmeno la rete di Hekmatyar, che controlla parte dell’Est e del Nord, è presente. Ma anche con loro si sta già dialogando. Di gente del mullah Omar, la più restia, nemmeno a parlarne. Se il Post ha ragione anche con loro però si starebbe andando avanti. Dunque si tratta di colloqui tra “padrini” ed effettivamente, come ha ben detto il portavoce di Karzai, di uno “scambio di idee”. Ma qui viene il punto. Con chi?Il vero protagonista dello scambio di idee non sono i talebani ma  il Pakistan,  anche se la sua delegazione è semi ufficiale. In questi giorno la tensione tra Islamabad e gli Stati uniti è al calor bianco e la cosa non può non riflettersi sull’Afghanistan.

Da otto giorni Islamabad blocca i convogli nato diretti a Torkham il che, nonostante l’Alleanza continui a smentirlo, sta mettendo in difficoltà la linea di rifornimento dei 150mila soldati stranieri presenti nel Paese. E non basteranno forse le scuse che sia Nato sia Stati uniti hanno fatto al Pakistan dopo l’incursione aerea (sono quotidiane) che ha ucciso gironi fa almeno due guardie di frontiera pachistane. Non solo. Fonti anonime citate dalla stampa occidentale ma anche un dossier del tutto ufficiale appena pubblicato negli Stati uniti accusano Islamabad di favorire la filiera talebana: il dossier è duro ma le fonti anonime ancora di più poiché sostengono che i servizi pachistani stanno dicendo ai talebani di “resistere” alle offerte di pace. Questo genere di articoli non sfuggono all’occhio attento di Islamabad.In buona sostanza, prima ancora di parlare di negoziato coi talebani sarebbe meglio chiarire che è in corso un negoziato col Pakistan per determinare il suo peso nel processo di pace.

E qui torna la famiglia Haqqani. Filiera alleata anche ideologicamente ad Al Qaida (assai meno di quella di mullah Omar o di Hekmatyar), gli Haqqani sono i più propensi agli attacchi suicidi, sono probabilmente spesso in rotta di collisione con la shura di Quetta (Omar) che ha una strategia militare “territoriale” e sono in strettissime relazione coi servizi pachistani o almeno con quei settori dell’Isi che, all’italiana, potremmo dire “deviati”, il che tutto vuol dire e nulla. Gli Haqqani erano probabilmente dietro alla strage del Serena di diversi anni fa e poi dietro al tentativo di uccidere Karzai, messo in atto durante una manifestazione pubblica. Il Pakistan ha effettivamente un certo controllo su di loro. Chissà se si sta parlando proprio di questo coi cugini di Islamabad.

Fonte: http://lettera22.it/mondo/asia/6878-a-kabul-si-negozia-coi-talebani-no-anzi-con-il-pakistan-81010.html

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