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Reportage dall’Afghanistan: Enormi problemi, polizia non decolla

11 luglio 2011

Da: ANSA – Gina di Meo – 10 luglio 2011

PASAB (KANDAHAR) – Non hanno equipaggiamento, munizioni, sono quasi tutti analfabeti, nonché corrotti; vivono e lavorano ammucchiati in pochi metri quadrati. E’ lo stato in cui versa la polizia afghana, l’Anp (Afghan National Police), che insieme all’Ana (Afghan National Army) è tra le principali forze di sicurezza del Paese. Sono loro la chiave per far sì che il processo di transizione raggiunga i risultati sperati: ma lo scenario che si prospetta é tutt’altro che promettente. E’ la solita mattina incandescente dell’estate afghana. Gli uomini della Task Force Spartan, 10/ma Divisione della Montagna di Fort Drum New York, decidono di far visita ad una stazione della polizia distante pochi chilometri -‘clic’, come dicono in gergo – dalla base avanzata Pasab. Sono solo 2 chilometri, ma la strada è a dir poco accidentata e all’interno dei Cougar, gli Mrap, i mezzi resistenti alle mine, si percepisce un movimento ondulatorio e sussultorio. Ci si impiega circa mezzora a percorrere una distanza così irrisoria. La stazione si trova in un’area totalmente scoperta e uno dei soldati americani ci esorta a non indugiare troppo con le foto, perché potrebbero arrivare i colpi dei cecchini. 
E’ la desolazione quelle che ci si prospetta non appena superata la soglia della stazione di polizia. Per terra, grosse chiazze di sangue: il capo della polizia dice che la notte scorsa si sono fatti vivi i talebani. Hanno ferito un uomo e hanno cercato di abbattere la torretta di controllo. Gli americani chiedono informazioni sulle condizioni dell’agente ferito, ma sembra sia scomparso nel nulla. Tutti gli agenti delle stazioni registrate sono schedati per cercare di limitare le infiltrazioni. Apparentemente ci sono nuovi arrivi, così la prima operazione degli americani è quella di fotografare con il nome le nuove reclute. La stazione ha in forza una quindicina di uomini, ma metà di loro al momento è via, probabilmente per un licenza. Le condizioni igieniche sono catastrofiche. In pochi metri quadrati, si mangia, si dorme, si lavora e si fanno i propri bisogni. Non c’é acqua corrente, non ci sono frigoriferi; il cibo è lasciato all’aria aperta e al sole rovente per giorni, finché non arriva il prossimo rifornimento.

“Cerchiamo di farli riposare in un dormitorio non lontano da qui – ci dice il maggiore Matthew Graham, a capo della Stability Transition Team – ma sembra un’impresa impossibile. Cerchiamo anche di equipaggiarli con scarponi e uniformi, ma alla fine li troviamo sempre in pantofole. La maggior parte delle volte, vendono il loro equipaggiamento per arrotondare”. In verità non hanno nemmeno il carburante per riempire le taniche: probabilmente hanno venduto anche quello, quindi per loro è molto più conveniente vivere nella stazione. Non che ci sia un vero letto o una brandina: il massimo che si può usare è una coperta buttata per terra tra i rifiuti. “Abbiamo le armi, ci dicono, ma non abbiamo le munizioni. Come facciamo ad usarle? Oggi sono sobri – continua il maggiore Graham – è un buon risultato”. In realtà sembrano appena risvegliati da un sonno profondo o in uno stato di ‘assenza’. Sono palesemente sottopeso, quasi non si reggono in piedi e i loro sguardi sembrano persi. Chissà se la loro mente tratterrà qualcosa della veloce lezione che i soldati americani hanno tenuto su come impugnare un fucile e come rispondere, in caso di attacco. La mattinata con l’Anp passa presto e sulla strada del ritorno il maggiore Graham si lascia andare in un’esternazione: “Forse ci vorranno generazioni, prima che le cose possano cambiare”.

Fonte: ANSA http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/06/21/visualizza_new.html_814704624.html

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