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Istruttori italiani per le armi russe girate da Roma a Bengasi

20 luglio 2011

di Gianandrea Gaiani – Il Sole 24 Ore

Il “segreto di Stato” posto dal governo sulla vicenda dell’arsenale di armi ex sovietiche “girate” ai ribelli libici nel maggio scorso rende più difficile fare chiarezza sulla vicenda del traffico di armi russe dall’Italia alla Libia.

Una vicenda venuta alla luce solo a causa del trasferimento dei container dalla base della Marina militare della Maddalena a Civitavecchia utilizzando navi traghetto civili. Un trasporto che non è passato inosservato e ha provocato l’interesse dei media e alcune interrogazioni parlamentari.

La gigantesca fornitura di armi venne intercettata nel 1994 a bordo della nave maltese Jadran Express che stava trasportando il carico in Croazia per conto di una società dell’oligarca russo Alexander Borisovich Zhukov. La magistratura dispose la distruzione dell’arsenale che invece pare abbia raggiunto nei mesi scorsi Bengasi per armare il nuovo esercito libico anti-Gheddafi. Si tratta infatti di 400 missili anticarro AT-4 Spigot con 50 lanciatori, 30 mila mitragliatori AK-47 con 32 milioni di proiettili, 5 mila razzi katiuscia e 11 mila razzi anticarro Rpg. Armi che secondo fonti ben informate sarebbero ancora in buona parte in ottimo stato di conservazione e facilmente impiegabili in Libia, dove le armi sovietiche sono circolate in abbondanza negli ultimi decenni e dove il carico sarebbe stato sbarcato (nel porto di Bengasi) “mascherato”da aiuti umanitari. La stessa tecnica utilizzata dai francesi per trasferire armi e munizioni ai ribelli.

Come hanno confermato al Sole24 Ore diverse fonti, l’addestramento degli insorti all’impiego delle armi (soprattutto dei missili anticarro), dirottate dal deposito in caverna dell’isola sarda di Santo Stefano ai campi d’addestramento del deserto a sud di Bengasi, è curato direttamente da consiglieri militari italiani. L’Italia, con la Francia e la Gran Bretagna, ha inviato ufficialmente in Libia dieci ufficiali che gestiscono lo stato maggiore dei ribelli, affiancando i loro vertici militari ma curando di fatto le funzioni di comando e controllo e coordinando i movimenti degli insorti e i raids aerei della Nato.

Oltre a questi consiglieri l’Italia ha inviato in segreto in Libia altri team di militari, per lo più appartenenti alle forze speciali, con compiti di supporto ai miliziani e operativi da fine maggio. Una tempistica che coinciderebbe con l’arrivo a Bengasi dei carichi di armi che vent’anni fa avrebbero dovuto equipaggiare l’esercito croato all’epoca in guerra contro i serbi. Un ruolo da “military advisor” che rientra nelle competenze specifiche delle forze speciali. Compiti simili sono assegnati in Libia anche a unità francesi e britanniche che in alcuni casi affiancherebbero in azione le milizie ribelli. Parigi ha fatto affluire ai ribelli decine di tonnellate di armi, in parte paracadutate sulle colline a sud di Tripoli e in parte sbarcate via nave. Oltre ai reparti speciali Londra ha schierato in prima linea al fianco dei ribelli un numero imprecisato di contractors “intercettati” nel maggio scorso dalle telecamere di al-Jazira

Ex militari di Sua Maestà che lavorano per Private Military Companies assoldate per sostenere i ribelli libici dai governi di Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Segnalati anche contractors spagnoli inviati in Libia all’inizio della crisi per portare in salvo i dipendenti di una società petrolifera e poi assoldati sul posto per istruire i ribelli. Anche in questo caso pare che il contratto venga onorato da un emirato del Golfo Persico.

Iniziative che esulano dal comando Nato delle operazioni e che investono la responsabilità dei singoli Paesi anche perché le forniture di armi alla Libia, anche se rivolte ai ribelli, violano l’embargo stabilito dalle risoluzioni dell’Onu. “E’ una questione che deve essere trattata dalle autorità italiane. Non è di nostra competenza” ha dichiarato ieri la portavoce della Nato, Oana Lungescu, circa il traffico di armi russe inviate dall’Italia a Bengasi. “E’ una questione troppo specifica – ha aggiunto il portavoce militare dell’alleanza per le operazioni in Libia, Roland Lavoie – e non sta a me dare una risposta dettagliata”. Risposte simili a quelle fornite dalla Nato quando emersero le forniture di armi e munizioni paracadutate dai cargo francesi Transall alle milizie berbere.

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